Nel Metamondo, ogni giorno nascono molteplici formati. I software di elaborazione dati spesso utilizzano un proprio formato per gestire i file. Se questi software riceveranno una larga distribuzione, allora potranno vantare anche un' elevata " compatibilita' ". Molte persone saranno in grado di leggere, modificare e scambiare dati fra loro usando uno specifico software. Un formato, tipico di un determinato software, se usato da una stragrande maggioranza delle persone, viene considerato erroneamente uno standard. E' questo è il problema fondamentale su cui verte questo articolo.
In uno scenario come quello descritto sopra, voi non potrete scambiare informazioni con le minoranze che non usano il vostro stesso software.
Un file, o piu' specificatamente un formato è compatibile con ogni sistema informatico, quando i dettagli di funzionamento sono pubblici, ma soprattutto accettati, ad esempio, da un consorzio di standardizzazione come la ISO. Basta un po di tempo e di impegno per realizzare un nuovo formato ed implementarlo in un software, ma creare uno standard è ben altra cosa.
Ogni giorno pero' gli standard, ma soprattutto coloro che ci lavorano, si trovano a combattere contro una larga schiera di persone ignoranti (in materia) che continuano ad usare quei formati proprietari che si trovano di default nei loro sistemi informatici casalinghi. Anche da parte di alcuni colossi del settore, come ad esempio la Microsoft, è possibile aspettarsi un mancanza di coerenza rispetto determinati standard.
Spesso pero', a causa di superficialita' e/o di profondi interessi economici i formati proprietari vengono preferiti agli standard. Uno degli aspetti piu' pericolosi rappresentato dalla societa' statunitense Microsoft è la forte attrazione a raggiungere e conservare una posizione dominante di mercato, imponendo monopoli spesso difficili da percepire. Per comprendere meglio questo problema, basti pensare al bando del 16 febbraio 2006 pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali durante l' ex governo Berlusoni.
Recentemente mi è capitato di dover scaricare il dettaglio delle chiamate effettuate con il mio telefono mobile Wind. I dati erano stati memorizzati in un un foglio di calcolo, il formato era un xls e per poterlo visualizzare e modificare avevo bisogno di un software proprietario. Anche questa volta non era stato usato uno standard ed io mi sentivo discriminato. Ho contattato quindi l'assistenza della Wind ed ho atteso. Il giorno dopo mi ha chiamato un'operatrice. Le ho chiesto come pensava che io dovessi aprire quel documento e lei si è stupita del fatto che non usavo il software proprietario Exel, prodotto dalla societa' statunitense Microsoft ed integrato nella suite Office, che tra l'altro mi ha precisato essere presente spesso in tutti i computer venduti nei mega store italiani.
Tralasciando questo notevole punto che conferma l'aspetto monopolistico della Microsoft in ambito informatico, le ho detto di non aver acquistato una licenza d'uso per il suddetto software e di voler accedere ai miei dati usando una modalita' standard, o per meglio dire, un formato standard, cioè compatibile con ogni software e hardware che io preferisco, e non che mi sia imposto da loro, favorendo in questo modo la distribuzione di qualche particolare software proprietario. Tutto questa mia spaventosa richiesta, in realta' si riassume con il formato ods ( OpenDocument Speadsheet ). Il generale il formato OpenDocument nasce per fornire una alternativa "aperta" ai formati proprietari, tra cui i DOC, XLS e PPT usati da Microsoft Office.
Il nuovo formato della suite Microsoft Office, chiamato Open XML, possiede varie restrizioni di licenza che impediscono alla concorrenza di usarlo ed anche per questo semplice motivo, ad esempio, non puo' essere considerato uno standard! Se esiste un formato standard, allora questo deve essere preferito rispetto ad un formato proprietario, che pone concretamente dei gravi limiti di usabilita' e di interoperabilita'. Un utente è libero di usare il formato che preferisce in casa sua, ma per poter comunicare con gil altri è necessario definire alcuni "paletti" entro i quali è possibile comprendersi. Fortunatamente OpenOffice, un software libero e gratuito, supporta lo standard OpenDocument, e cio' fa si che voi utenti siate da subito in grado di produrre e visualizzare gli "standard da ufficio" (testo, presentazioni, fogli di calcolo,... ).
Gli utilizzatori di Microsoft Office si dividono in due schiere: coloro che hanno pagato regolarmente la licenza e coloro che lo hanno craccato.
Contrariamente, gli utilizzatori di OpenOffice appartengono tutti alla stessa schiera, nessuno hanno dovuto pagare per acquistare una licenza d'uso ne tanto meno qualcuno ha dovuto effettuare un'operazione di cracking per utilizzarlo illegalmente e gratuitamente.
Essendo OpenOffice un software libero, è possibile scaricarlo dalla rete, installarlo ed usarlo gratuitamente, senza il pericolo di incorrere in problemi legali o di incompatibilita'.
Tempo fa mi è capitato di scrivere un documento in cui illustravo un metodo alternativo al servizio FeedBurner per contare gli utenti che leggono i feed. La licenza del documento permetteva la modifica e la ridistribuzione. Decisi dunque di pubblicarlo in un formato che rendesse queste operazioni semplici ed immediate per tutti. Scelsi dunque un odt (OpenDocument Text). Ci furono delle lamentele. Fui accusato perché l'infallibile Microsoft Office ed il potente Google non supportavano questo "formato del cavolo".
Come mi ero permesso ad usare un formato cosi' poco utilizzato? Mi fu chiesto anche di usare il formato PDF, ma vorrei ricordare che Adobe Systems, che ha intrapreso la via della standardizzazione di tale formato, ha un numero elevato di brevetti riguardo a tale formato e cio' pregiudica molto il lavoro di noi informatici. Da allora ho deciso di portare avanti una campagna di informazione e di sensibilizzazione per far capire agli utenti che "Tanti sono i formati, ma solo alcuni sono standard. E voi, state nel giusto?"
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