Intervista a Marco de Rossi (Madero) uno dei managers del progetto OilProject che si propone di diffondere gratuitamente il "sapere" in ambito informatico usando Internet come mezzo di diffusione.
NB: Le prossime lezioni di OilProject.org sono disponibili anche nel menu "Corsi On Line" di questo sito.
Ciao Madero, ti esprimo il mio ringraziamento per avere accettato di parlare ai nostri lettori del vostro progetto.
Domanda: -Ti va di spiegarci che cosa è precisamente Oilproject e di cosa si occupa? Risposta: -Oilproject è una scuola virtuale di informatica, gratuita ed aperta a tutti. Le nostre lezioni avvengono vocalmente e sono tenute da volontari che condividono le loro conoscenze con gli altri utenti, senza alcun fine al di fuori di quello della divulgazione libera dell'informazione. Così come chiunque può seguire i nostri corsi di informatica, così anche chiunque può diventare docente. La preparazione in materia è l'unico requisito.
D - Vorremmo sapere quando è nato il sito di Oilproject, quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a crearlo? R: -Il progetto è nato nell'estate 2004 ad opera di un gruppo di giovani appassionati di internet. Non ci sembrava giusto che non ci fosse un canale dove un sedicenne potesse imparare gli aspetti fondamentali di un linguaggio di programmazione senza essere vincolato da questioni economiche o dalle carenze delle strutture locali forse non esiste; per questo abbiamo deciso di fondare questo progetto che, in realtà, coordina semplicemente le forze di volontari già presenti in rete. Tutti secondo noi dovrebbero avere accesso, anche in ambito informatico, ad una formazione neutrale ed organica. Adesso abbiamo 6400 iscritti e stiamo lavorando al palinsesto di novembre.
D: - Il nome Oilproject è abbastanza particolare, da che cosa deriva? Forse deriva dal fatto che la vostra volontà è quella di voler diffondere a macchia d'olio lo spirito del Free Software e dell'Open Source? R: -Il concetto di diffondere a macchia d'olio è sicuramente presente, ma Oil rimane l'acronimo di Open Informatic Lessons. Abbiamo scoperto troppo tardi che l'aggettivo Informatic nella lingua inglese non esiste, con conseguenze poco piacevoli (riceviamo spesso mails che ci informano della nostra incongruenza linguistica).
D: -Puoi dirci quante persone collaborano al vostro progetto? R: -Attualmente, contando anche coloro che puliscono le registrazioni delle lezioni e moderano i canali chat, circa 25 ma i nomi delle persone dietro ad Oilproject si rinnovano spesso; in ogni sessione, ad esempio, partecipano nuovi Tutors che propongano sempre nuovi argomenti.
D: -Quali sono gli strumenti che utilizzate per portare avanti il vostro lavoro, e che sistemi operativi utilizzate? R: -Per il nostro portale utilizziamo la combinazione LAMP (Linux - Apache - Mysql - Php), per quanto riguarda il vocale invece il sistema Teamspeak. In locale usiamo un po' di tutto; io personalmente preferisco le Debian o derivati.
D: -Quali sono state le difficoltà principali che avete dovuto affrontare, e che ancora state affrontando, per portare avanti i vostri progetti? R: -La principale difficoltà è sicuramente mantenere un livello qualitativo sufficiente per i corsi: ognuno di noi ha altre occupazioni nella vita e organizzare le lezioni che adesso trovate in palinesto richiede un notevole dispendio di risorse umane. Non trascurabile è anche la questione economica: non avendo introiti dalle nostre lezioni, difficilmente troviamo i quattrini per pagare i server. Confidiamo nelle donazioni sempre più frequenti dei nostri utenti.
D: -Vorremmo sapere il vostro punto di vista riguardo al Software Libero in Italia, cosa prevedete per un prossimo futuro? R: -L'Italia, soprattutto se paragonata a Paesi europei come la Germania, non è ancora maturata completamente in relazione a tematiche come il Software Libero. La situazione è in miglioramento, alcune associazioni e Lug stanno già contribuendo in grande misura, ma molto è ancora il lavoro ancora da svolgere. In particolare pensiamo che l'educazione e l'informazione in materia dovrebbero essere prerogativa dei più giovani, a partire dalle scuole superiori. Insomma, è giunto il momento che gli appassionati di GNU/Linux escano dai loro buchi e cerchino di predicare le loro teorie ad un pubblico più ampio.
D: -Dateci un'opinione riguardo ai DRM (Digital Rights Management), cosa ne pensate? Vi sembra coerente che diverse ditribuzioni marcatamente Linux sempre più spesso includano nel loro parco software delle applicazioni proprietarie? R: -Bè, le questioni sono ben diverse. Se qualcuno vuole crearsi una sua distribuzione piena di software proprietario, è giusto che lo possa fare; allo stesso modo io sarò libero di rifiutarla e magari preferire una bella Debian. Non essendo strettamente connesso a ciò di cui si occupa Oilproject, per quanto riguarda i DRM parlo a titolo personale. Condivido la posizione del movimento No1984 e, se non l'avete già fatto, vi consiglio caldamente di visitare il loro sito web no1984.org (abbiamo già pubblicato il link tempo fa) Nessuna tecnologia è di per sè malvagia ma i DRM, soprattutto se consideriamo le società che li promuovono, sono una potenziale minaccia alla nostra privacy, alla libertà del consumatore e di corrispondenza privata e alla regolare e pacifica concorrenza tra produttori (sia software che hardware). Insomma, decisamente un rischio che nel terzo millennio non possiamo correre. Grazie per aver risposto alle nostre domande Madero, auguriamo a te e a tutto lo staff di Oilproject un buon lavoro, e un risentirci a presto. Ciao.
Scritto da Patrizio Lunedì 23 Ottobre 2006 su www.lugnu.it
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